Taglit, un viaggio alla scoperta d’Israele

Riporto (con il consenso dell’autore) dalla mailing list dell’UCEI la prima lettera di un partecipante al viaggio di Taglit conclusosi da poco.


Si è concluso il viaggio Taglit Italia 2012, un programma alla scoperta di Israele diretto ai giovani fra i 18 e i 26 anni che non abbiano mai partecipato a un viaggio guidato in Israele.

Il viaggio, interamente finanziato dal governo israeliano e donatori americani, ha lo scopo di mostrare Israele e ravvivare quel senso di appartenenza alla nostra nazione che spesso rischia di affievolirsi vivendo in diaspora. Così come confermato da Lynn Schusterman, una delle più grandi filantrope ebree, che ha coperto in questo caso un terzo del costo del viaggio dei ragazzi, l’obiettivo è che ognuno possa innamorarsi di Israele e tornare a casa fiero e orgoglioso del suo essere ebreo.

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Pietro e Sar-EL

Ricevo e pubblico, volentieri, il racconto della recente esperienza di Pietro con Sar-EL.


Credete nella libertà? Io si e per questo, nelle infinite discussioni sul Medio Oriente cui ho assistito o partecipato, mi sono sempre trovato a sostenere Israele.
Consapevole che nessuno stato libero è uno stato perfetto (ne abbiamo un esempio in casa), è stata una grande sorpresa scoprire che è possibile fare qualcosa di concreto per Israele in quanto Stato.
Infatti un amico mi ha parlato di Sar-El, un organizzazione nata nell’82 per aiutare i contadini israeliani costretti ad andare al fronte. Oggi non si lavora più nei campi, ma con l’IDF. I volontari di Sar-El lavorano con altri civili israeliani nelle basi di Tzahal. Attenzione, i volontari possono essere di qualunque religione, o nessuna!

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Irgun Olei Italia sull’Aliyah italiana

Ripubblico qui un artivolo scritto da Vito Anav, Presidente dell’Irgun Olei Italia, sul bollettino degli italiani in Israele “Kol HaItalkim” sul numero di febbraio 2011.

Gerusalemme 20-12-2011

Acqua cheta scava a fondo … Una goccia nel Mare… una rondine non fa primavera … il buongiorno si vede dal mattino…

Pensando a come riassumere in breve nota la Alià dall’Italia negli ultimi mesi, sono queste le prime confuse immagini che mi vengono in mente.

Ognuna di esse da’ solo una visione parziale del fenomeno, e tutte insieme descrivono succintamente un intero mondo, un marasma di sentimenti, illusioni, disillusioni e speranze che ognuno degli Olim porta con se e che rappresenta un solo tassello di un mosaico difficile da comporre, data la sua variegata composizione e la peculiarità di ognuno dei suoi elementi.
Un po` di numeri: negli ultimi 12 mesi sono arrivati in Israele piu` di 100 Olim dall’Italia, senza tenere conto di quella che possiamo definire l’Alia “fisiologica”, vale a dire quei venti venticinque ragazzi che tutti gli anni arrivano per motivi di studio o a seguito di programmi nei vari movimenti giovanili, oppure solo per un “one year program” che poi si prolunga o accorcia a seconda delle esperienze e volontà dei singoli.
Anche in questa categoria vi è stato un sostanziale aumento (circa 45 ragazzi) ma trattandosi per la maggior parte di “ancora non Olim” credo che questo dato sia sufficente, senza ulteriori approfondimenti
di analisi.
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Perché non fare l’aliyah, un’opinione.

Sono incappato in questo post in inglese il cui titolo “Why not make aliyah?” mi ha molto incuriosito. A mio modo di vedere le opinioni di chi ha avuto problemi nell’aliyah sono forse più importanti di chi invece ha avuto un’aliyah di successo. Ve lo riporto, quindi tradotto, sperando che possa stimolare in tutti un momento di riflessione.

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Aliyah e servizio militare

Uno dei maggiori scogli da affrontare quando si considera l’aliyah da giovani e’ certamente la prispettiva del servizio militare.
Per chi artiva dall’Italia dove il servizio militare non e’ piu’ obbligatorio da quasi 20 anni, l’idea di vestire la divisa per 2-3 anni non e’ certamente affascinante.
Eppure la zava’ e’ una delle migliori occasioni per integrarsi nella societa’ di questo paese.
Esistono programmi di aiuto e sostegno per gli Olim Hadashim ed aiuti economici ulteriori.
C’e’ da dire, poi, che agli occhi dei sabra, un oleh che abbia fatto il servizio militare si guadagna in automatico il massimo rispetto.
Ovviamente essere un soldato da queste parti espone a rischi ma penso debba essere preso in considerazione positivamente.

Vivere (e lavorare) in Israele senza essere ebrei

Quante possibilita’ avete di farcela? SCARSE!

Scrivo questo post dopo aver ricevuto ripetutamente richieste di informazioni da parte di non ebrei. Se da una parte tutto quest’interesse e desiderio di vivere in Israele da parte di non ebrei mi fa piacere, dall’ altra mi fa tristezza dover demolire le speranze di molti.
Colgo, quindi, l’ occasione per fare un po’ di chiarezza.

Per poter lavorare in Israele occorre avere o la cittadinanza od un permesso di soggiorno per lavoro.
Per poter ottenere la cittadinanza occorre essere ebrei o risiedere in Israele per piu’ di 10 anni, indipendentemente dalla fede religiosa.

Si puo’ entrare in Israele come:

  • Turisti (visto di 3 mesi rinnovabile per altri 3 con un massimo di 18 mesi nell’arco di 3 anni) senza possibilita’ di ottenere un permesso di soggiorno;
  • Studenti (visto rinnovabile per la durata del corso di studi) con la possibilita’ di ottenere un permesso di lavoro durante il corso di studi facendone richiesta al Ministero degli Interni;
  • Coniuge/compagno di un cittadino israeliano, indipendentemente dalla propria fede religiosa.
  • Aspiranti convertiti che ottengono un permesso di soggiorno per studio a scopo di conversione. Durante il periodo di studio e’ possibile lavorare chiedendo apposito permesso di lavoro. Al termine della conversione si ottiene la cittadinanza e non occorre piu’ un permesso particolare;
  • Lavoratori stranieri, dopo aver ottenuto il relativo visto nel paese di origine e previa presentazione di lettera di richiesta di assunzione da parte di una ditta israeliana;

Passiamo oltre le prime tre possibilita’ e parliamo del caso del Lavoratore straniero.

Per poter ottenere il visto di lavoro occorre, all’ atto della domanda, presentare anche una lettera di assunzione da parte di un datore di lavoro israeliano. Ovviamente, questo e’ l’ostacolo primario.
E’ sicuramente necessario avere una specializzazione particolare per poter essere interssanti per potenziali datori di lavoro. Occorre trovare un datore di lavoro che sia talmente interessato a voi da esser disposto ad aspettarvi 2-3 mesi (il tempo che ci si puo’ aspettare esser necessario per l’ emissione del visto).

Non illudetevi di poter andare a lavorare nei Kibbutzim. Al giorno d’oggi quelli che accettano volontari sono pochissimmi e quelli che hanno impianti industriali di qualche tipo assumono solo personale con alta specializzazione.

Operai e manovali abbondano ed il ministero degli interni non concede facilmente permessi di lavoro per impieghi a bassa specializzazione.

Se siete davvero interessati a venire a vivere in Israele il miglior consiglio e’ di contattare i potenziali datori di lavoro mentre ancora si e’ in Italia, inviare il proprio CV (in inglese) e fissare un appuntamento conoscitivo. Cercate di fissarli piu’ o meno nello stesso periodo in modo da poter venire come turista e fare i colloqui nell’arco di un paio di settimane.

Mettete bene in chiaro che non avete un permesso di lavoro, che non siete ebrei e quindi non potete fare l’ aliyah e che quindi
a) ci potrebbe volere del tempo prima che possiate davvero iniziare a lavorare;
b) avete bisogno di una lettera di proposta di assunzione;

Se riuscite a convincere qualcuno ad assumervi, siete sulla strada giusta.

Tornate in Italia e contattate l’Ambasciata d’Israele in Italia a Roma ed iniziate la pratica.