Il diario di Irene

Irene al porto di Tel Aviv
Irene al porto di Tel Aviv

Irene si è laureata nel dicembre del 2010 e pochi giorni dopo ha fatto l’aliyah. Nonostante le prime vicissitudini sta affrontando l’aliyah nel migliore dei modi. Dopo i primi giorni passati al centro di accoglienza di Gerusalemme, ora è basata a Tel Aviv.
Un augurio a lei per la sua avventura.

2 thoughts on “Il diario di Irene

  1. Non sono di religione ebraica e non ho dunque interessi particolari, ma ho letto che dall?italia sono stati relativamente pochi gli Israeiti che si sono trasferiti in Israele, forse perchè la comunità ebraica italiana è molto istruita e ,in genere, esercita professioni intellettuali e vive più che discretamente,per non dire agiatamente.
    Però ho motivo di credere che sia lo stesso Israele ad avere bisogno anche degli ebrei italiani, so poco di Sociologia,però ho motivo di credere che più una Nazione sia ricca di contributi, meglio sia per lei, mentre oggi mi sembra che a trasferirsi in Israele siano quasi solo giovani Ebrei Americani

  2. Gli Ebrei di origine italiana che vivono in Israele sono numerosi e continuano ad arrivare. Non ho statistiche precise ma non mi sorprenderebbe scoprire che ci sono più ebrei italiani in Israele che non in Italia.
    Il fatto poi che gli ebrei italiani siano “benestanti” o esercitino provessioni “intellettuali” è un falso mito. In tanti fanno i benzinaio o i baristi, tanto per intenderci.
    Una delle ricchezze di Israele è proprio il melting pot culturale che si crea con tutti i nuovi immigrati. Considera che solo l’anno scorso il numero di nati in Israele ha superato il numero di nati all’estero. L’età media è bassa e l’apporto culturale da ogni angolo del mondo aiuta a mantenere brillante la società israeliana.

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